L’evoluzione delle targhe delle moto in Italia

Quando un numero racconta più di un libro di storia (e di etnologia)
Le targhe delle motociclette non sono solo un semplice strumento di identificazione, ma rappresentano una vera e propria cronaca della storia italiana e non solo. Da oggetti artigianali realizzati dal proprietario a simboli moderni standardizzati, le targhe hanno attraversato più di un secolo di cambiamenti, riflettendo l’identità italiana, in tutte le sue sfaccettature.
Prima del 1905: l’anarchia
Targa bianca con numero rosso che identifica la provincia e un numero nero progressivo.
Nel 1905 appaiono le prime targhe nelle motociclette. La provincia viene identificata con un numero rosso, secondo l’ordine alfabetico dei nomi delle 69 provincie allora esistenti. La realizzazione è a carico del proprietario del mezzo. Il Touring Club Italiano (TCI) , fondato nel 1894, si offre di produrle al costo di 2,50 lire, aggiungendo il proprio logo come segno di riconoscimento. All’atto dell’immatricolazione la Prefettura applica la targa al veicolo “piombandola” con un filo metallico fissato al telaio e con un foro sulla targa.

Nel 1927 arriva il P.R.A. e inizia una nuova era
Targa nera con numero progressivo e provincia bianchi.
La creazione di nuove province è l’occasione di riformare completamente il sistema di targatura.
Le vecchie targhe vengono abolite e sostituite da un nuovo modello fornito direttamente dalla Prefettura e prodotto dall’Associazione Invalidi e Mutilati di Guerra.
Con questo metodo le targhe assumono una forma standardizzata e viene inserito il sigillo ufficiale dello Stato costituito da un bottone metallico con impresso il fascio littorio.
Le province sono identificate con le sigle, tranne Roma che viene scritta per esteso.
Per ora le motoleggere e velocipedi a motore (inferiori a 177cc o a 3 cavalli) sono escluse dalla targatura.

La rivoluzione del 1933
Targa bianca con numeri progressivo e sigla provincia blu.
Nel 1933 segna un ulteriore passo avanti: nascono le targhe anche per le motoleggere e viene introdotto un sistema completamente riorganizzato. Vista l’enorme quantità di veicoli da targare si decide di applicare un nuovo sistema che ripartisse da 1.
Per differenziarsi dalla precedente targa, la nuova ha fondo bianco e caratteri azzurri.
Tutti i motocicli precedentemente targati hanno l’obbligo di sostituire la vecchia targa nera con quella bianca. Questo comporta, paradossalmente, che per un certo periodo si può veder circolare due moto con lo stesso numero di targa, ma una nera ed una bianca. Naturalmente, all’atto della sostituzione, non viene assegnato lo stesso numero ma quello al momento disponibile.
Un dettaglio in più: fino a quel periodo, nei documenti viene riportato solo il numero del motore, considerato l’elemento distintivo. Oggi, invece, è il telaio a fare fede, perché il motore è un componente intercambiabile.

Dopo l’8 settembre del 1943: dal fascismo alla Repubblica
Nel settembre del 1943, fu ufficializzata la resa incondizionata del Regno d’Italia agli Alleati (con l’armistizio di Cassibile). Il fascio littorio sulle targhe viene abolito e sostituito con lo stemma dell’Associazione Mutilati e Invalidi di Guerra, composto da due fronde di alloro che cingono tre moschetti. Dal 1949 il sigillo di Stato viene sostituito con “lo stellone”, composto da due rami di olivo e quercia che avvolgono una ruota dentata (semplificata con un cerchio) sormontata sa una stella all’interno della quale vi sono le lettere R I. Inizialmente ha un diametro più grande, poi dal 1952 viene ridotto.

Dal boom economico a oggi
Negli anni successivi, il progresso tecnologico lascia il segno anche sulle targhe. Dal 1959, con l’introduzione di un nuovo codice stradale, arrivano le targhe di plastica, sostituite dal 1984 da modelli in alluminio e numeri neri.
Nel 1993 debutta il “targhino” per i cinquantini. E nel 1995, le sigle provinciali vengono eliminate a favore di un codice alfanumerico progressivo, partendo da “AA”.
Nel 1999, nasce la targa unificata europea, tuttora in essere, con le bande azzurre laterali.

Detto così sembra tutto facile
Ogni periodo storico ha una targa con i suoi colori, simboli, caratteri, numeri e sigle… nel tempo le province sono cambiate e poi ci sono le eccezioni, storie uniche come quelle di Trieste o di Aosta. Le variabili non sono così poche. Chi ama la storia vuole conoscere i dettagli del passato, anche se all’epoca le regole non erano così stringenti e chiare.
Qualche certezza però è rimasta, ad esempio che la targa anteriore non è mai stata obbligatoria in Italia. Alcune sigle provinciali vengono scelte per evitare equivoci dialettali, come ad esempio Cuneo, che non poteva certo avere sul retro del mezzo CU. E che dire delle targhe di cartone, introdotte nel 1914 come provvisorie? Sono richiedibili ancora oggi, ma con una burocrazia da volerla poi bruciare.
Infine, c’è il tema del restauro delle targhe storiche: la normativa è ambigua, anzi, scivolosa.

Cosa ci portiamo a casa?
Le targhe italiane non sono semplici rettangoli attaccati ai nostri veicoli: sono piccole finestre sulla nostra storia, specchi di un’evoluzione fatta di normative, esigenze pratiche e aneddoti curiosi. Ogni cambiamento racconta un tentativo di migliorare un sistema, di renderlo più efficiente e uniforme, tra esigenze amministrative e realtà quotidiane, a volte con successo, a volte generando fatti incomprensibili. Ma è proprio questa complessità a renderle affascinanti: ogni targa è un pezzo di storia, un simbolo di un’Italia in movimento, sempre alla ricerca di un equilibrio tra tradizione e innovazione. E allora, quando pensiamo a una targa immaginiamo che rappresenta il racconto di un secolo di strada che continua a scriversi, chilometro dopo chilometro.
Ringraziamenti
Le informazioni contenute in questo articolo sono emerse durante un interessante incontro di appassionati di veicoli d’epoca, tenutosi il 9 febbraio 2025 a Fiorenzuola, presso il Club Piacentino Automotoveicoli d’Epoca. L’evento, patrocinato dall’ASI, ha visto la partecipazione di esperti del settore: Benito Battilani e Pasquale Mesto.
Grazie alla loro esperienza e conoscenza approfondita, è stato possibile ricostruire con precisione l’evoluzione delle targhe delle motociclette italiane, offrendo agli appassionati e al grande pubblico una visione completa e dettagliata di questa parte spesso trascurata della nostra storia.






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